I ministri delle Finanze e dell’Energia del G7 si sono detti disposti a “prendere tutte le misure necessarie” per garantire la stabilità del mercato dell’energia. È quanto si legge nel comunicato diffuso il 30 marzo dalla presidenza francese del G7 al termine di una riunione in videoconferenza convocata per valutare l’evoluzione della situazione in Medio Oriente e le sue implicazioni per i mercati energetici, l’economia globale e la stabilità finanziaria che ha riunito i ministri di Finanze ed Energia e i governatori delle Banche centrali.

Nel testo, i partecipanti alla riunione ribadiscono il loro “fermo impegno” a favore di mercati energetici “ben funzionanti, stabili e trasparenti” e sostengono gli sforzi necessari per mantenere un’offerta adeguata sui mercati globali del petrolio e del gas. Il comunicato richiama anche le opzioni elaborate dall’Agenzia internazionale dell’energia per gestire la domanda “in base alle circostanze specifiche di ciascun Paese”, con l’obiettivo di attenuare la volatilità e stabilizzare le condizioni di mercato.

Il G7 lancia inoltre un messaggio politico preciso contro possibili restrizioni all’export, invitando “tutti i Paesi ad astenersi dall’imporre restrizioni ingiustificate alle esportazioni di idrocarburi e prodotti correlati”. Nello stesso passaggio, i ministri e i governatori sottolineano l’importanza di flussi commerciali sicuri e ininterrotti, compresa la sicurezza della navigazione e la protezione delle rotte marittime e delle infrastrutture critiche, definite essenziali per la stabilità economica globale e per la sicurezza energetica.

Il comunicato collega apertamente il dossier energetico a quello macroeconomico e finanziario. Nella nota, i governatori delle banche centrali del G7 affermano infatti di restare fortemente impegnati nel mantenimento della stabilità dei prezzi e della resilienza del sistema finanziario, precisando che la politica monetaria resterà dipendente dai dati. Le banche centrali, si legge, stanno monitorando da vicino l’impatto delle pressioni sui prezzi dell’energia e delle altre materie prime su inflazione, aspettative di inflazione e attività economica.

Shock Hormuz sull’Europa: calano manifattura e fiducia, riemerge il timore di stagflazione

I Paesi del G7 accolgono anche favorevolmente la decisione assunta l’11 marzo dai membri dell’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) di autorizzare “il più grande rilascio coordinato di scorte petrolifere” e chiedono a Fondo monetario internazionale, Banca mondiale e Ocse di approfondire la valutazione dell’impatto economico delle turbolenze sui mercati energetici, compresi gli effetti sui Paesi in via di sviluppo, sulle catene del valore strategiche, sui minerali critici e sulla sicurezza alimentare, con un rapporto atteso per le Spring Meetings. All’IEA viene invece chiesto di continuare a monitorare gli sviluppi dei mercati energetici e di fornire scenari utili ai governi per disegnare misure adeguate in caso di ulteriore deterioramento della situazione, mentre il Financial Stability Board dovrà proseguire il monitoraggio delle vulnerabilità dei mercati finanziari.

Nel testo resta anche il riferimento all’Ucraina. I ministri delle Finanze e dell’Energia del G7, insieme ai governatori delle banche centrali, ribadiscono infatti il loro “incrollabile sostegno” a Kyiv nella difesa della propria integrità territoriale, della sovranità, dell’indipendenza e del diritto a esistere, riaffermando al tempo stesso l’impegno a mantenere la pressione sulla Russia in vista di una pace “giusta e duratura”.

La guerra scatenata dagli attacchi lanciati lo scorso 28 febbraio da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha provocato il blocco da parte di Teheran dello Stretto di Hormuz attraverso il quale, in periodo di pace, transita circa il 20% delle forniture petrolifere a livello globale e dove i Guardiani della rivoluzione iraniana vorrebbero imporre pedaggi  fino a 2 milioni di dollari per nave.

A rischio vi è anche la rotta che attraverso il Mar Rosso dopo che il 29 marzo i ribelli sciiti yemeniti del gruppo Ansar Allah, meglio noti come Houthi, sono entrati apertamente nel conflitto, alimentando il timore di un secondo collo di bottiglia nello stretto di Bab al-Mandab. Nello stesso quadro, i prezzi del gas in Europa sono saliti del 70% nel corso del mese.

[a cura di Simone Cantarini]

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